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Autonomia differenziata

La tanto attesa (dai leghisti ma non solo..) riforma sulle autonomie differenziate va avanti spedita.

Il ministro Calderoli ha infatti portato in consiglio dei ministri la sua proposta di riforma, anticipato da alcuni articoli della legge di bilancio appena approvata, i quali garantiscono entro 6 mesi la stesura dei famosi LEP (livelli essenziali di prestazione) che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme in tutto lo Stato italiano.

Quello dell’autonomia differenziata è un tema che diversi governi, dal 2017 in avanti, hanno provato a portare a compimento, a seguito anche dei referendum regionali proposti in Veneto e Lombardia con esito positivo. 

E’ tuttavia con il governo Meloni che la riforma, oltre ad aver acquisito particolare acceleramento, ha assunto maggiore rilevanza nel dibattito politico italiano facendo venir fuori diverse posizioni di esponenti politici, presidenti di regione e sindaci, alcune strumentali, alcune reali. Il dato di fondo, che personalmente mi preoccupa, è che del tema siano più interessate le regioni del Sud e il tema sia completamente ignorato al Nord. Inevitabilmente le regioni meridionali, atavicamente arretrate rispetto alle regioni del Nord, avranno un impatto negativo maggiore dalla riforma, ma dei veri effetti nefasti nessuno potrà esserne esente, nemmeno le regioni del ricco Settentrione.

La maggiore autonomia regionale farà sì che ogni regione  potrà decidere da sé in tema di istruzione, sanità, energia, ambiente…tutti temi la cui emergenza covid e la crisi russo ucraina hanno palesato quanto fondamentale sia il ruolo dello Stato nella gestione di queste crisi imprevedibili e di difficile gestione da parte di ogni singola regione. Abbiamo già dimenticato la gestione del Covid da parte della regione Lombardia, la più ricca regione italiana e quella ahimè più colpita dalla pandemia. Con la riforma la regione continuerà a gestire da sé la sanità senza nemmeno il soccorso da parte delle autorità centrali. Per non parlare di scuola, ambiente, rifiuti o energia le cui decisioni saranno tutte di competenza regionale e poco importa se a pochi chilometri di distanza si segue una politica completamente diversa, un programma scolastico diverso, un approvvigionamento energetico diverso. Insomma tanti piccoli staterelli dove non è dato sapere dove si vivrà meglio o peggio (dipenderà, forse, dalla lungimiranza e buona politica della classe dirigente di turno).

Insomma, che l’autonomia differenziata sia un problema meridionale è un mito da sfatare. Il mezzogiorno parte svantaggiato e di certo non vedrà miglioramenti da una riforma del genere, ma nemmeno il Nord può cantare vittoria o pensare che il gettito fiscale rimarrà tutto sul territorio e quindi servizi e prestazioni più efficienti. Basta semplicemente avere a mente come è stata amministrata la sanità Lombarda e delle gravi lacune derivate dai continui tagli all’assistenza territoriale e pubblica per capire come non sempre tante risorse saranno destinate ai cittadini, ma magari tante risorse saranno destinate a grandi lobby e comitati d’affari di cui i cittadini non vedranno un centesimo.

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